Immaginare Numeri
Monastero di San Pietro in Lamosa
Provaglio d'Iseo (BS), 9 ottobre 2011
info: 0309291230 / 3403581053
Clicca qui per il programma dell'evento


Maria Rosa Panté ha iniziato la propria relazione illustrando quali sono i rapporti che, secondo una sua meticolosa analisi, intercorrono tra poesia e matematica e, più nello specifico, tra poesia e numero.
La prima relazione sulla quale la scrittrice si è concentrata è quella che lega poesia e matematica al ritmo e alla misura: già l’etimologia di molte parole che riguardano i due soggetti, infatti, rimanda a questa relazione. (Arithmos, ad esempio, in greco significa “numero”)
Se nella matematica il ritmo viene scandito, appunto, dai numeri, dalle formule, in poesia sono le parole stesse che decidono la cadenza; e, se ci pensiamo bene, con cosa, se non con numeri, descriviamo la struttura di una poesia? (i versi vengono denominati in base al numero delle sillabe, le strofe possono avere un nome diverso a seconda del numero di versi che le compongono, e così via…)
La Panté riporta dunque alcuni esempi letterari in cui questa relazione viene chiaramente enunciata: tra i tanti, possiamo ricordare Dante, che nel Convivio si concentra molto sulla questione, appunto, del ritmo.
Matematica e poesia, poi, hanno in comune anche la sintesi e la necessità, nonché la necessità della sintesi: i poeti e i matematici, infatti, hanno come fine ultimo quello di dire, nel minor spazio possibile, tutto il necessario, il succo del proprio discorso.
Nei teoremi come nelle poesie, infatti, ogni parola è esattamente dov’è e e com’è, e non potrebbe essere altrimenti. Le parole sono quelle e in quella posizione perché è necessario che siano lì.
L’essenziale, dunque, è il fine ultimo verso cui tendono matematici e poeti.
Un altro importantissimo rapporto che matematica e poesia hanno in comune è quello con l’immaginazione.
Partendo dal racconto di un suggestivo aneddoto della grande matematica Sof’ja Kovalevskaya, si ha la chiara percezione di quanto la matematica stimoli l’immaginazione: la Kovalevskaya racconta, infatti, che quando era molto piccola, fissava per delle ore le pareti della propria camera, tappezzate con pagine di libri di matematica. La bambina, ovviamente, non capiva il senso delle complicatissime formule che osservava, ma inventava su queste possibili interpretazioni ed interi mondi, grazie alla forza della sola immaginazione.
Non è un caso che entrambi gli oggetti della nostra trattazione abbiano uno strettissimo rapporto con la fantasia: matematica e poesia, infatti, attingono dal limitato per tendere all’illimitato, all’infinito.
Simone Weil, autrice particolarmente cara alla nostra relatrice, afferma che l’educazione scientifica altro non è che ginnastica dell’immaginazione: efficace espressione per enunciare, ancora una volta, la potenza della relazione di cui ci siamo occupati.
Relazione fondamentale, ma a volte più difficile da cogliere, è poi quella con la bellezza.
Fernando Pessoa scrive: “il binomio di Newton è bello come la Venere di Milo. Il fatto è che pochi se ne accorgono.”.
Poesia e matematica, infatti, tendono entrambe alla bellezza, all’armonia, non solo di suono, ma anche visiva, tant’è che vi sono alcune formule matematiche che, se osservate bene, possono apparire quali piccole opere d’arte; i matematici affermano che la formula più bella ad oggi esistente è l’identità di Eulero: eiπ+ 1 = 0
Rapporti diretti tra matematica e poesia si riscontrano, poi, soprattutto nel lessico poetico: una delle principali figure retoriche è, infatti, l’enumerazione (ricordiamo, ad esempio, il catalogo delle navi enunciato nell’Iliade): strumento con cui si può descrivere il finito, così come l’infinito.
Il numero stesso, poi, è protagonista di moltissime poesie: Jacques Prévert, ad esempio, lo utilizza in diverse sue opere.
Anche la numerologia, cioè la simbologia dei numeri, è molto utilizzata in poesia: Ungaretti, ad esempio, ne “Il sentimento del tempo”, si concentra sul numero 7.
Numerosi scienziati, poi, sono stati affascinati nel corso del tempo dalla poesia: non è un caso che molti scrittori noti abbiano una formazione scientifica.
Maria Rosa Panté, infine, spiega perché ha denominato il suo intervento “i numeri del parto poetico e non”: la scrittrice afferma che i numeri 3, 7 e 9, numeri molto significativi nella gestazione umana, “tappe” decisive della gravidanza, sono numeri di grande rilievo per ogni cultura, nonché per la letteratura di ogni società civile.
Si conclude così la trattazione di Maria Rosa Panté, che demolisce una volta per tutte la leggenda urbana per cui matematica e poesia siano arti lontane l’una dall’altra.